Delitto al Caffè Pedrocchi

Eugenio Visonà, professore universitario di fisica quantistica, una sera di metà novembre viene trovato morente nei bagni dello storico Caffè Pedrocchi di Padova. Ricoverato d’urgenza all’ospedale si trova a lottare tra la vita e la morte. La voce che fin da subito trova credito in città è che lui abbia cercato di togliersi la vita per via dei debiti e degli ambienti del malaffare in cui era finito. Il professor Nigro, anziano e stimato primario del reparto di rianimazione, ha qualche dubbio, alcuni particolari di quella vicenda non gli tornano. Tramite un amico, giudice presso il Tribunale di Venezia, coinvolge il vice ispettore Giovanni Zanca in una indagine informale tesa a capire come siano andate davvero le cose. Forse non si è trattato di un tentato suicidio, forse la verità è un’altra, forse qualcuno ha cercato di avvelenare il professore. L’indagine porta il vice ispettore ad inoltrarsi, a ritroso, nell’esistenza di Eugenio Visonà, scoprendone via via le ‘stanze segrete’. Che cosa si nasconde dietro la facciata di quell’uomo strano, isolato, dal carattere ostico, ‘anarchico’, come lo definiscono i colleghi dell’Università, avverso ad ogni convenzione sociale, ateo e anticlericale, con una storia famigliare molto sofferta in cui si cela un dramma inconfessabile? Geniale scienziato della struttura della materia, molto apprezzato in alcuni ristretti ambienti scientifici internazionali, ma a cui, nella sua Università, solo uno strano gruppetto di studenti sembra dar credito?

Il Maestro Vetraio

Venezia, bella, triste, sfuggente, respirata in tutto il suo fascino, nobile negli antichi palazzi e assediata dalla periferia degradata della zona industriale di Marghera.

Due inchieste del viceispettore di polizia Giovanni Zanca: una vicenda di corruzione e l’omicidio di una donna albanese nel sordido mondo dell’immigrazione clandestina.

Una vecchia fornace abbandonata sul limitare della laguna in cui Benedetto Zaccaria, figlio dell’ultimo maestro vetraio di San Marco, realizza una grande vetrata artistica, un Giudizio Universale dei nostri tempi.

Un intreccio di storie tragiche e commoventi, storie estreme, crude, di miseria e redenzione.

Una suspense altissima, il riverbero di qualcosa che sta sempre per accadere e tutto può cambiare all’improvviso, anche in mezzo al dolore, alla desolazione, alle intricate e contraddittorie vicende umane.

L’Osteria senza Oste

Le vicende narrata dal romanzo si svolge attorno a questo strano posto che è l’Osteria senza Oste: un casolare sperso tra le colline di Valdobbiadene, in mezzo ai vigneti del Cartizze, in cui gli ospiti possono consumare liberamente quello che vi trovano (prosecco, soppressa, formaggio, ecc.) e infine possono lasciare il denaro per ciò che hanno consumato.

Il romanzo si sviluppa nell’arco di un paio di settimane e narra in parallelo le giornate di quattro personaggi: un poliziotto, un carrozziere e due ragazzi, Adam e Chiara. Il racconto ha il procedere del giallo e segue due inchieste parallele del vice-ispettore di polizia Giovanni Zanca.

Le storie dei protagonisti via via si incroceranno fino a convergere attorno all’Osteria senza Oste e dalla logica che vige in questo strano locale saranno inevitabilmente segnate.

Finché nel romanzo, sommessamente, si affaccia un’ipotesi imprevista.

NOTA
L’Osteria senza Oste esiste davvero in mezzo alle colline di Valdobbiadene e viene visitata da gente che vi arriva da ogni parte del mondo.
Gran parte dei fatti e delle vicende raccontate si riferiscono a fatti realmente accaduti, la trama in cui sono stati inseriti è propria del romanzo.